Vi ricordate la famosa scena del film Matrix, dove Morpheus offre un’alternativa a Neo, sotto forma di pillolina colorata? Io credo che la malattia (al di là del trapianto), possa darci spunti per migliorare il nostro vivere quotidiano.

Tutto inizia pressappoco così:

“È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Quando una persona si ammala, si scontra con una realtà che nella maggior parte dei casi (ovviamente) non piace. E questo è il mio punto di partenza, da cui vorrei farvi partire.

Leggendo per anni forum e community internet di persone ammalate (di molte varie malattie), mi rendo conto che si dividono molto in due categorie: quelli che accettano con positività la malattia, cercando di fare una vita quantomeno normale, sviluppando magari le parti “sane” di sé e portando la parte malata ad essere “solo una parte” del proprio vissuto quotidiano. Un po’ come Neo, quando ha scelto la pillola rossa e la volontà di affrontare la dura realtà di un mondo totalmente estraneo, ma con la voglia di superare quella barriera ed andare oltre verso il proprio destino.

L’altra parte della fetta di persone da me letta è quella che ha scelto forse per rassegnazione, la pillola blu. Persone che hanno gettato la spugna e hanno fatto della malattia il proprio mondo attuale. Tutto è riconducibile alla malattia, la malattia è presente ovunque, come Matrix che ricopre il mondo reale di una matrice di bit, creando quindi quel surrogato di realtà non reale. Un non vivere fatto di pastiglie, dialisi, attese, sofferenze. E nello stesso tempo, voltare la testa alla malattia costringendo se stessi in un loop malsano di silenzi imbarazzanti e omissioni (solo per citare, il rinnovo della patente).

E’ un film, ma ascoltando bene le parole di questo attore in questa scena che vi propongo, sono illuminanti:

“Sei qui perché intuisci qualcosa, nessuno di noi è in grado di descrivere Matrix agli altri, dovrai scoprire con gli occhi che cosa è.”

Provate a sostituire la parola “Matrix” con “la Malattia”. Provate a pensare nel nostro caso di dializzati e trapiantati, quanto sarebbe facile accettare la pillola dell’incoscienza, del tran tran quotidiano, del rinnegare giornalmente la propria condizione (o di esserne succubi).

Quanto è più difficile scegliere la rossa, di riuscire a descrivere la situazione reale e farne un quadro completo, accettandone le complessità e le possibilità che ne consegue. E’ difficile, mi rendo conto, di botto entrare in una realtà durissima come quella de La Malattia, è un mondo difficile, pieno di cose da affrontare. E notevole è il farlo capire agli altri, descriverlo agli altri. Bisogna scoprirlo davvero senza mettersi il paraocchi in modo di vedere solo la malattia (o di non vederla affatto).

Siamo noi, siamo una cosa unica, siamo persone che hanno in sé anche la malattia. Possiamo incolpare qualsiasi cosa o persona della nostra condizione, delle difficoltà che incontreremo. Ma sta a noi poi costruire il presente e il futuro sulla base delle nostre capacità e parti sane residue. Io credo sempre che il cervello sia la parte più sana di noi, che sia l’organo più da coccolare e nutrire con cose buone, come una pianta del giardino. Stando attenti a non dare troppa acqua o troppa poca, il giusto gradiente di sole, aria buona e pulita, magari del concime di tanto in tanto. Ma solo con tanta pazienza si possono poi assaporare frutti o ammirare i fiori che sbocceranno.

In ormai 26 anni di vita di malattia pura (senza contare quella che ho incontrato da bambino), ho vissuto molte situazioni disastrose, di crisi, di fermo psicologico. Ora ne ho 42 e se fate due conti, vi renderete conto che ho passato più anni a festeggiare anni di dialisi e di trapianto, che di compleanni. Potrei essere il classico depresso o chissà che, ma ho deciso che non ero fatto per esserlo. Ho deciso che tra le tante pillole che dovevo prendere, la blu non faceva per me ed ho scelto la rossa, mi piaceva di più. Quel rosso che ci accomuna tanto, il rosso del sangue, il filo rosso del destino, il rosso dei tanti stop che subisco, il rosso dell’emozione della vita!

Potrei essere stato inopportuno con questo mio scritto. Ma è andata proprio così, se non avessi scelto la pillola rossa, questo scritto e questo blog non esisterebbero. Esisterebbe forse una persona che aspetta la sera a prender le solite pastiglie per poi andare a letto, senza una speranza di un futuro per il giorno dopo.
Questa scelta è stata semplice? No, assolutamente. Molte cose sono tutt’ora difficili da gestire, la sensazione di precarietà resta, il doversi porre dei problemi di salute e risolverli tutti i giorni rimangono. Ma ritagliarsi piccoli momenti per sé stessi, ricaricarsi, rigenerarsi, riprendere la connessione con la nostra essenza e la natura, mi hanno aiutato molto ad affrontare questa sfida durissima che è la vita da nefropatico.